Aggiungi un posto a tavola…

Astericcio, come tutte le notti, vagava per le campagne, nei pressi delle case e dei fienili, per studiare il comportamento degli animali. Aveva quasi abbandonato l’idea di capire gli uomini, dato che sembravano agire solo a comando e non seguendo i propri reali sentimenti ed emozioni . La tecnologia e le sue ricadute li avevano trasformati in burattini pronti solo a ricevere comandi e ad agire di conseguenza, ognuno chiuso nel proprio mondo egoistico. Per gli animali tutto era diverso ed essi non avevano paura di comportarsi secondo ciò che la loro mente gli consigliava. Ovviamente, le leggi della Natura non erano solo rose e fiori e dovevano tener conto che quasi tutti erano predatori e prede allo stesso tempo. Tuttavia, a differenza degli uomini, se la fame riusciva a essere calmata, non vi era nessuna ragione per non vivere in concordia con tutti gli altri, di qualsiasi razza fossero. In questo l’uomo era proprio un’eccezione: anche se sazio oltre misura, continuava a vedere nel proprio simile un nemico per le proprie aspirazioni. Le guerre insegnavano… Mentre pensava e rifletteva su questi problemi, ecco che davanti a lui apparve una succulenta ciotola piena di crocchette per gatti. Da un lato vi era un bellissimo felino a strisce grigie e nere e dall’altro un piccolo riccio alle sue prime esperienze solitarie. Astericcio si fermò a debita distanza e ascoltò in silenzio. Era il riccio che stava soffiando, anzi parlando: “Caro amico gatto, so benissimo che tu sei abbastanza furbo da capire che noi ricci siamo un pasto difficile e che vi sono cibi ben più facili in Natura. Tuttavia, lasciami dire che ammiro molto la tua disponibilità a spartirlo con me, un piccolo riccio che potresti scacciare facilmente e ridurre a mal partito. Ti considero una creatura davvero intelligente e un amico sincero.” Il gatto era quasi commosso quando miagolò, anzi parlò, a sua volta: “Caro riccio, noi gatti siamo considerati burberi, solitari, egoisti. Questo però è un preconcetto che deriva dall’uomo. Lui ci considera così perché ci vorrebbe servili e ubbidienti come lui lo è verso la televisione e le altre forme di informazione forzata. Noi invece preferiamo ragionare e decidere con la nostra testa, anche se amiamo e ci fidiamo dei nostri compagni uomini, che ci offrono cibo e carezze. Siamo anche considerati carnivori implacabili, ma questo è vero solo quando dobbiamo mangiare e portare il cibo ai nostri cuccioli. Se esso ci viene fornito, abbiamo molto più tempo per goderci il mondo che ci circonda, giocare, compiere esercizi atletici e fare amicizia con tutte le creature che incontriamo e che abbiano voglia di chiacchierare un po’ con noi. Tu sei particolarmente simpatico e questi discorsi notturni mi hanno insegnato parecchie cose sulla vita dei ricci e sulle loro idee riguardo alla bellezza della Natura. Lo scambio dei pensieri e la condivisione sono sensazioni meravigliose”. Il discorso continuò verso argomenti più articolati e iniziarono a sconfinare nella filosofia. Astericcio decise di non disturbare la coppia così affiatata e continuò nel suo cammino. Sì, i ricci erano proprio tra gli animali più disponibili ed espansivi del bosco, anche se il loro vivere notturno, le lunghe dormite e le precauzioni che usavano verso i predatori affamati li avevano sempre fatti credere degli scorbutici solitari e attacca brighe. Venivano anche visti come litigiosi, ma questo avveniva soltanto quando c’erano di mezzo le femmine… Ah, le femmine, con le loro moine e occhiate languide fanno impazzire anche i ricci più pacifici. Mentre la sua mente vagava libera tra questo e cento altri pensieri, sentì uno squittio inconfondibile che si accavallava al soffio che conosceva ancora meglio. Ecco, forse, stava per assistere a una di quelle lotte per la sopravvivenza che costringono anche le creature più docili a dover sopprimere altre vite. Un riccio affamato e un topolino messo alle strette è una situazione che ha una sola conclusione, una sfida davvero impari. Emise un lungo respiro misto di pietà, di commozione, ma anche di accettazione: la Natura imponeva che ogni creatura cercasse di sopravvivere anche se ciò causava la morte di un’altra. Calmare la fame era un diritto ma anche un dovere per ogni creatura. Avvicinandosi, però, si accorse che le parole che si accavallavano tra loro non erano di rabbia, di paura, di dolore, ma riempivano discorsi allegri e spensierati. Ne fu molto stupito, ma rimase quasi pietrificato quando vide una scena davvero eccezionale: una bella scodellina piena di crocchette profumatissime, un topolino dalla lunga coda e un riccio di una certa età che stavano mangiando ridendo e scherzando come amici di lunga data. Questo spettacolo non se lo sarebbe aspettato nemmeno un riccio della sua lunga e riconosciuta esperienza. Non riuscì a non intromettersi, con un sentimento misto di gioia e curiosità: “Ma come… un riccio e un topo che mangiano assieme? Ma dove siete vissuti fino ad adesso? I topi sono una delle classiche prede dei ricci e voi, invece…”. Il riccio, un vero signore, di bell’aspetto, che ben celava l’età piuttosto avanzata, rispose con un largo sorriso: “Caro astericcio (ti ho riconosciuto, sai?), anche tu devi ancora imparare molto dalla Natura. Io ho la fortuna di vivere nei pressi di una casa i cui abitanti mi amano particolarmente e mi offrono tutte le sere una cena meravigliosa. Non solo buona, però, ma anche assai abbondante. E’ da lungo tempo che vedevo con la coda dell’occhio questa topolina che aveva avuto la fortuna (o sfortuna?) di dare alla luce una numero incredibile di cuccioli, particolarmente affamati. Varie volte la fame e il bisogno di portare cibo a casa la facevano spingere oltre il lecito, a una distanza da me ben inferiore a quella che le avrebbe garantito la salvezza attraverso la fuga. Stavo quasi per avventarmi su di lei, ma ho sentito come una mano che mi afferrava incurante degli aculei. Era una mano strana, frutto della mia mente, ma solidissima. Contemporaneamente, una voce altrettanto ferrea mi disse : “Perché? Tu sei sazio e quella povera bestiola sta rischiando la vita per i suoi cuccioli. Che bisogno hai di sbranarla? Anzi… perché non l’aiuti?”. Quella voce era, ovviamente, la voce della ragione e della logica del mio cervello ancora lucido e razionale. Fui preso da un senso profondo di commozione, ma anche di gioia. Finalmente avrei potuto conoscere e parlare con un topo, un animale al quale non avevo mai dato possibilità di spiegarsi o di raccontarmi le sue esperienza quotidiane. I miei occhi cambiarono espressione e la mia zampa destra fece un segno inequivocabile di invito. La topolina non se lo fece dire due volte e si avvicinò impavida. La vidi meglio… era magra come un chiodo, chissà da quanto non mangiava! Si avventò sulla ciotola e dopo parecchi minuti mi chiese se poteva portare qualche crocchetta al suo nido. Forse si era alzato il vento, fatto sta che mi sentivo gli occhi bruciare e la voce che non voleva uscire. Le feci un cenno affermativo con il capo e lei sparì veloce come un fulmine. Ebbe, però, tempo di atteggiare la sua bocca a un sorriso enorme che mi è rimasto impresso nella mente per sempre da quel giorno. E’ già passato un anno e ormai ceniamo sempre insieme. Una topolina veramente frizzante e intelligente e disponibile. Ormai sono anziano, non giro più tanto e lei mi tiene informato su tutto ciò che accade nel bosco. Tra pochi giorni mi porterà a conoscere la sua nuova cucciolata: non ne vedo l’ora!” Mentre il riccio parlava, la topolina lo guardava con gli occhi lucidi, pieni di ammirazione. Anche astericcio si schiarì un po’ la gola e proseguì lungo la sua strada, salutando con tanta gioia quella splendida visione notturna. Anche da lontano si sentivano gli squittii e i soffi divertiti dei due grandi amici. Astericcio era rimasto molto colpito: la Natura ha sempre qualcosa da insegnare. Pensò a lungo e prese una decisione che sembrava veramente assurda e impossibile. Cercò tra una casa e l’altra e alla fine trovò ciò che cercava: un bel gattone tranquillo e dormiglione che sonnecchiava sazio e un po’ depresso. Lo svegliò con delicatezza e iniziò a parlare con calma e tanta attenzione. Già il fatto che il gatto non desse segni di diffidenza era un buon inizio: accettava i ricci senza alcun problema.  Il suo discorso fu piuttosto lungo, ma il gatto, dopo qualche sussulto, assunse un’aria rilassata e non tardò a lasciarsi convincere. Anzi, sembrava molto contento della nuova avventura prospettatagli. In realtà era diventato fin troppo grasso e i suoi compagni umani, che gli fornivano il cibo, esageravano nelle pozioni. Si strizzarono un occhio d’intesa e tutto venne organizzato per la sera dopo. Il vecchio riccio non stava molto distante. Pensò lui a parlare alla sua piccola amica. All’ora stabilita, dopo qualche leggero rallentamento e titubanza, tutti i muri psicologici vennero abbattuti dalla logica dei fatti. Il gattone con qualche chilo in più, l’anziano e socievole riccio e la gongolante topolina stavano mangiando tutti e tre dalla stessa ciotola. E che buona era quella pappa, proprio di alta qualità. Il buon senso, la ragione e l’amore per la Natura avevano distrutto uno dei capisaldi delle credenze popolari. I suoi amici avevano dimostrato che anche un gatto e un topolino possono convivere tranquillamente, alla faccia della diversità e dei luoghi comuni. Alcuni dicono che qualche giorno dopo quel micione sempre imbronciato, triste e sonnacchioso fu visto ridere come un matto con cinque minuscoli topolini che gli giravano squittendo sulla testa, mentre un riccio e una mamma topolina guardavano sorridendo la scena con a fianco una ciotola ancora piena di cibo. Sembrava proprio che la gioia di vivere insieme e in fratellanza potesse vincere perfino la fame.