Il Dilemma del Riccio (o dell’uomo?)

Astericcio era sulla Terra da parecchio tempo, ma, ancora, non conosceva a perfezione gli usi e costumi di quel mondo sicuramente un po’ strano. Faceva, soprattutto, fatica a capire gli umani, una razza che faceva tutto e il contrario di tutto. Per cercare di saperne di più si era abituato a leggere i libri scritti da loro, anche se non capiva molto la necessità di scrivere le proprie idee. Gli animali se le scambiavano direttamente e se le ricordavano da generazione in generazione. Mah… un bel problema.Cercando tra i testi che riguardavano il loro comportamento, fu colpito da un volume di una specie molto particolare (gli umani la chiamavano “filosofia”) che sembrava dedicato alla sua razza, ai ricci! Lo divorò in fretta e alla fine rimase molto interdetto. L’autore era un certo Schopenhauer, sicuramente una persona depressa e pessimista. In particolare, gli rimasero impresse alcune frasi: “Una gruppo di ricci, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, per proteggersi dal freddo. Ben presto, però, sentirono il dolore dei loro aculei e furono costretti ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Il bisogno di scaldarsi ebbe il sopravvento e cercarono di stringersi di nuovo tra di loro. Immediatamente si ripresentò il dolore fisico dovuto alle spine e cominciarono una strana danza, avanti e indietro. Alla fine decisero di stare a una distanza intermedia in modo da approfittare sia di un po’ del calore sia di un po’ dello spazio libero tra gli aculei”.  Schopenhauer indicava chiaramente questa situazione come IL DILEMMA DEL RICCIO. Sembrava saperla molto lunga… Astericcio fu abbastanza sorpreso da quelle righe, scritte da chi sembrava conoscere molto bene i suoi simili e le loro abitudini. Lui non se n’era mai accorto, ma forse non aveva osservato abbastanza bene… Per saperne di più si recò presso un rifugio per ricci, dove coloro che rimanevano feriti potevano venire curati da una persona davvero speciale (e ben diversa dai suoi simili, che lo consideravano piuttosto matto) che poi li rilasciava liberi di raggiungere nuovamente il bosco e la libertà, che per gli animali è la massima gioia possibile, malgrado la severità delle leggi naturali. Non gli ci volle molto a entrare nel recinto, dove dovevano essere presenti almeno una dozzina dei suoi simili terrestri. Girò invano da una casa all’altra e pensò che fossero riusciti a scappare. Poi, però, sentì un mormorio provenire da dietro l’ultima cassetta adibita a cuccia e la raggiunse velocemente. Dietro al piccolo e comodo rifugio vide almeno dodici ricci che formavano un cerchio, tutti stretti fra loro. Anzi, non appena lo videro gli dettero il benvenuto e lo invitarono ad aggiungersi alla loro discussione: “Dove c’è posto per dodici si può stare anche in tredici!”, disse il riccio più anziano e sicuramente molto saggio, “unisciti pure a noi e -se vuoi- dai pure il tuo contributo alla discussione che stiamo portando avanti da molti mesi. Un pensiero e una voce in più non possono che fare bene”. Astericcio si accomodò tra due simpatiche ricce molto giovani e non si accorse nemmeno delle loro spine, preso com’era dal voler conoscere i discorsi di quel gruppo così ben armonizzato e loquace. Ovviamente, come ultimo arrivato, stette in silenzio, ascoltando… Ma dov’era il dilemma del riccio di Schopenhauer? Prese la parola un riccio molto robusto e giovane, un vero fusto (le due riccette vicino a lui sembravano condividere in pieno questa impressione…): “Cari amici, è ormai indubbio che gli umani cambino pelle quando sanno di dovere venire a contatto con esseri della loro stessa specie. E più li conoscono poco e più la loro pelle diventa ricercata e di pregio (così almeno sembra). Ma quello che più mi meraviglia è come cambi anche il loro carattere. Continuano a raccontare cose che non gli sono mai successe e a farsi credere diversi da quello che sono realmente. Posso solo dire che più si avvicinano agli altri e più cadono in preda alla menzogna. Nessuno vuole sembrare quello che è.” Il vecchio saggio continuò: “Hai perfettamente ragione e non posso che confermare la tua impressione. Anzi, io aggiungerei che la maggior parte degli uomini sembra vergognarsi di quello che è realmente e si maschera fingendosi completamente diversa. Io, tanto tempo fa, volevo quasi provare a togliermi gli aculei e vestirmi da volpe. Poi, però, mi sono detto che sarebbe stato del tutto inutile. Le volpi mi avrebbero subito riconosciuto e sarebbero state ben contente di non avere a che fare con le mie spine. Gli altri animali mi avrebbero preso in giro e i miei amici ricci avrebbero detto che ero proprio diventato matto”.Prese la parola una bella riccia di mezz’età: “Vi dirò di più… dopo che gli umani si sono incontrati, quando si allontanano non fanno che parlare male l’uno dell’altro. Sembra che capiscano benissimo che ognuno mente, ma preferiscono non dirlo e far finta di credere per  poi sparargli contro a raffica. Alcune volte, invece, anche se nessuno gli crede, chi fa la voce più grossa viene riverito e ringraziato, forse solo per paura delle reazioni. Molti sono anche disposti a uccidere e farsi uccidere pur di seguire imposizioni e promesse chiaramente menzognere. Le parole più in uso in questi casi sono dittatura, razzismo, denaro, potere, e molte altre di cui non riesco a comprendere il significato. Guerre immani e assurde anche se non c’è cibo da spartirsi. Tutto ciò basato su inutili vestiti posticci, indossati dal cervello e dai sentimenti”. Un riccio ancora giovane con uno sguardo penetrante cercò di trarre le conclusioni: “Io direi che esiste un vero proprio DILEMMA DELL’UOMO. Quando è da solo si sente perso e privo di forze, quasi fosse costretto a vivere in una specie di prigione. Viene preso da paura ed è convinto di aver bisogno di calore e di compagnia. Tuttavia, appena si avvicina agli altri si irrita, comincia a mentire e a simulare ciò che vorrebbe essere ma non è. Una fatica non facile da gestire e, allora, non vede l’ora di andarsene lontano, dove però ricade preda della solitudine. Anche oggi che cerca di comunicare con gli altri a distanza, senza mai avere contatto fisico, subisce la stessa reazione, dato che passa il suo tempo a insultare il prossimo. Probabilmente dovrebbe riuscire a trovare una via di mezzo: né toppo vicino né troppo lontano”. Il riccio più anziano annuì con la testa: “Hai fatto un’ottima sintesi, anche se è qualcosa di veramente incredibile. Noi non abbiamo nessun problema a sopportare un po’ di dolore quando abbiamo bisogno di scambiarci idee, pensieri, speranze e timori. Cerchiamo di aiutarci anche se facciamo una vita solitaria. Ma il periodo della caccia  è qualcosa di ben diverso. Dobbiamo dividerci per potere trovare ciascuno un campo o un  cespuglio ricco di ghiottonerie. Sarebbe stupido lottare tra di noi per un piccolo pezzo di terra. Vi è cibo in abbondanza per tutti e in tutte le parti del mondo. Anche questa semplice conclusione sembra essere incompresa dagli uomini: alcuni sprecano il cibo e altri non ne hanno abbastanza. Non conoscono ancora la condivisione e il piacere dell’aiuto. Se mangiamo tutti, stiamo sicuramente meglio e i nostri cuccioli crescono sani e vigorosi. Cosa si vuole di più dalla Natura? No, credo proprio che l’uomo e il dilemma dell’uomo siano qualcosa che dipenda dalla incapacità di essere se stessi, di non pensare con la propria testa e di aver paura di ammetterlo. Sembra proprio che si vergognino di quello che sono, fino a uccidere pur di imporre questa visione posticcia”. Il fusto del gruppo sorrise largamente mentre gli occhioni delle due riccette vicine ad Astericcio sbattevano velocemente. Il vecchio continuò: “Penso proprio che il loro problema, legato alla vicinanza e alla distanza di sicurezza che vogliono mantenere per non provare quello strano e doloroso senso di vergogna, che nessuno vuole ammettere, sia un segno della loro limitatezza morale e sociale. Quegli apparecchi tecnologici che li fanno sembrare vicini anche quando sono distanti, sono uno stupido palliativo che li rende ancora più soli e depressi, fino a costringerli ad azioni inconsulte e senza senso. Ci vorranno sicuramente molti secoli prima che riescano a gioire della vicinanza fisica e mentale”. A quelle ultime parole il gruppo di ricci si strinse ancora di più e reagì alle punture che si impartivano uno con l’altro con risate e gridolini divertiti. Astericcio si fece da parte e rilesse le conclusioni del libro che aveva ancora infilato tra gli aculei della schiena. Diceva. “Come succede per i ricci a causa delle spine, anche gli uomini, per stare vicini senza ferirsi, devono riuscire a mantenere un certo equilibrio. Una moderata distanza reciproca può rappresentare la via da scegliere per mettersi al riparo da ciò che può ferire dall'interno o dall'esterno. Per i ricci, l'unico modo per evitare di ferirsi e di pungersi è quello di restare vicini, ma non troppo vicini. In questo modo riescono a trovare riparo sia dagli aculei che rischiano di pungerli che dal freddo. Così gli uomini devono sempre cercare di non essere se stessi e venire a compromessi e a creare falsificazioni per sopravvivere al meglio”. Astericcio si mise a ridere di gusto, pensando al dilemma del riccio e al dilemma dell’uomo. Ancora una volta, pur di credere di avere ragione aveva accusato gli animali di dare un esempio del tutto falso e illusorio. L’uomo aveva sicuramente un problema, ma non assomigliava a nessun dilemma dei suoi simili pieni di aculei, che vivevano in ben altra armonia con la Natura.

Trovò un luogo aperto, preparò un bel falò e vi pose sopra il libro. “Povero Schopenhauer… perché invece di pensare tanto agli uomini, non si era dedicato a studiare veramente i ricci e i loro compagni di bosco? Avrebbe forse intuito la più facile delle soluzioni: volersi bene uno con l’altro.” Così pensava Astericcio mentre le pagine si accartocciavano e le fiamme si alzavano mutando colore e procurandogli un bel tepore, in quella fredda notte primaverile”. Beh… disse fra sé e sé: “A qualcosa questo libro è sicuramente servito!” E non poté che scoppiare in una lunga e sincera risata”.

 

https://www.youtube.com/watch?v=o2gdv67UID0

 

 

 

Introduction:
Porcupine, porcupine up in that tree
How is the porcupine different from me?

Porcupine’s a rodent, like beaver mice and rat
Porcupine has sharp teeth called incisors that’s a fact
Porcupine’s an herbivore it munches plants and bark
Porcupine’s nocturnal it comes out after dark

Chorus:
Porcupine, porcupine quills are so sharp
Porcupine, porcupine comes out after dark

Porcupines have pokey hairs up and down their back
They protect them from the predator that wants a rodent snack
They can’t shoot their quills like many people say
They just turn their back, wave their tail and hide their face

Chorus:
Porcupine, porcupine quills are so sharp
Porcupine, porcupine comes out after dark

I was walking in the forest just the other day
I heard a porcupine talking to himself, this is what he said,

He said, pokey, pokey, pokey, pokey pokey pokey pokey pokey pokey pokey
pokey porcupine
pokey, pokey, pokey, pokey pokey pokey pokey pokey pokey pokey
pokey porcupine

You try: pokey, pokey, pokey, pokey pokey pokey pokey pokey pokey pokey
pokey porcupine

One more time:
Pokey, pokey, pokey, pokey pokey pokey pokey pokey pokey pokey pokey porcupine OUCH!

Porcupine’s like the forest, they like the desert too
They live in many habitats maybe they live near you

Chorus:
Porcupine, porcupine quills are so sharp
Porcupine, porcupine comes out after dark

 

Prese la parola una bella riccia di mezz’età: “Vi dirò di più… dopo che gli umani si sono incontrati, quando si allontanano non fanno che parlare male l’uno dell’altro. Sembra che capiscano benissimo che ognuno mente, ma preferiscono non dirlo e far finta di credere per  poi sparargli contro a raffica. Alcune volte, invece, anche se nessuno gli crede, chi fa la voce più grossa viene riverito e ringraziato, forse solo per paura delle reazioni. Molti sono anche disposti a uccidere e farsi uccidere pur di seguire imposizioni e promesse chiaramente menzognere. Le parole più in uso in questi casi sono dittatura, razzismo, denaro, potere, e molte altre di cui non riesco a comprendere il significato. Guerre immani e assurde anche se non c’è cibo da spartirsi. Tutto ciò basato su inutili vestiti posticci, indossati dal cervello e dai sentimenti”.