La lezione di Astericcio

 

La lezione di astericcio

Una volpe sorprese una famigliola di coniglietti davanti alla tana. La mamma si parò davanti alla sua cucciolata (tre splendidi musetti spaventati) e cercò di fare la faccia più brutta e cattiva possibile. La volpe scoppiò in una grossa risata e iniziò a parlare: “Cara signora coniglia, non puoi fare niente per i tuoi piccoli. Io ho fame e non vedo problemi a usarli per la mia colazione. Questa è la Natura, questa è la vita: la sopravvivenza delle specie impone che il più forte mangi il più debole. Non possiamo farci niente né io né te. Mi spiace… niente di personale, ma…”. La volpe si preparò per bene e fece un balzo per catturare il più vicino dei tre coniglietti. Il terrore della mamma si era trasformato in rassegnazione. Tuttavia, il grande salto della volpe si concluse con un lungo lamento del predatore. Il suo muso era una maschera di sangue da cui spuntavano aculei acuminati. Astericcio passava casualmente da quella parti e si era accorto del dramma familiare. Anche lui subiva spesso e volentieri le “voglie” della volpe, ma questa volta aveva giocato d’anticipo e di nascosto, dato che non era lui lo scopo della bramosia della volpe. Un piccolo balzo e si era inserito proprio davanti al coniglietto assumendo una perfetta struttura sferica con tutti gli aculei puntati verso l’alto. Il muso della volpe ne aveva subito le conseguenze senza poter reagire. Mamma coniglia, intanto, aveva velocemente portato i suoi figlioli nella tana, troppo stretta per la volpe. Questa volta era andata… grazie all’intervento di astericcio. E pensare che le era sempre sembrato un animale inutile e introverso. Mai limitarsi alle apparenze… Dopo qualche minuto la volpe si riprese dal dolore e dallo smacco subito. Avrebbe voluto scatenarsi contro astericcio, ma la sua posizione di difesa totale e la vicinanza di un buco nel terreno, adatto al riccio ma non certo alla volpe, la fece desistere da qualsiasi attacco improvvisato e irrazionale. Doveva vendicarsi usando la sua furbizia proverbiale. Iniziò, perciò, a parlare cercando di distrarre il piccolo riccio: “Sì, sei stato rapido e veloce e mi sorprende che tu abbia usato questa strategia per una causa che non ti riguarda per niente. So ben io quante volte sono riuscita a pranzare con tuoi simili, preparando l’attacco ed eludendo quelle spine così dolorose. Devi rassegnarti. Questa è la Natura e ognuno deve sopravvivere ai danni del più debole. Non possiamo farci niente. Non capisco assolutamente il senso della tua azione che non ti ha portato alcun beneficio. O pensi, forse, che mamma coniglio ti sarà d’aiuto quando un tasso riuscirà a penetrare nella tua tana?”. La volpe avrebbe continuato a parlare, sperando di confondere il riccio e fargli abbassare la guardia. In quel momento, però, poche decine di metri più in basso, i due piccoli volpini erano usciti dalla tana, preoccupati per la lunga assenza della mamma. Mai idea era stata più sciocca. Davanti a loro, con le fauci spalancate, si era materializzato un lupo adulto e molto scaltro, che da tempo faceva la guardia a quei bocconcini succulenti. Ora erano, finalmente, pronti per i suoi denti affamati. La volpe lanciò un urlo acutissimo e disperato. Niente avrebbe potuto contro quel terribile predatore. Poteva anche sacrificare la sua vita, ma ben poco sarebbe servita. Rimase un attimo immobile, pietrificata dal dolore e dalla rabbia e nemmeno si accorse che il riccio aveva acquistato nuovamente la sua forma sferica quasi perfetta e si era lanciato rotolando lungo il pendio. Il lupo aveva altro a cui pensare e già si stava avventando contro il primo volpino. L’impatto di quell’ammasso di aculei rotanti fu violentissimo e perfettamente indirizzato contro il muso del lupo. Astericcio sapeva bene come colpire qualcosa anche a milioni di chilometri di distanza. Come era successo alla volpe, così anche il lupo non si aspettava certo una reazione così inconsulta da parte di un “debole”, pronto normalmente solo a scappare. Le ferite furono profonde e dolorosissime. La belva si contorse dal male e venne investito dalle zampate e dai morsi di mamma volpe che, nel frattempo, era accorsa. Una situazione inaspettata che poteva essere risolta in un solo modo: la fuga! La volpe guardò il riccio e i suoi piccoli che avevano ripreso a giocare e non si curavano affatto di quegli aculei che si rimisero subito in condizioni di riposo. Cosa doveva fare? Forse era il momento dell’attacco, ma non ci riuscì e dalla sua bocca uscì fuori solamente un: “Grazie”. Poi, dopo qualche istante, fu seguito anche da un “Perché”. Il riccio, allora, iniziò a parlare: “ Il perché è molto semplice. Aiutare chi è in difficoltà è qualcosa che fa parte della nostra natura anche se di solito sembra assurdo e inutile. So che tu dovrai dare da mangiare ai tuoi piccoli, ma so anche che io dovrò continuare ad aiutare chi è in difficoltà. E non mi vergogno di fare qualcosa che sembra andare contro delle regole che, in fondo, nessuno ha mai scritto. Io sono altrettanto triste quando vedo una foglia di un albero che viene sbocconcellata da un mite erbivoro. Anche lei soffre e vorrebbe evitare una fine così violenta. Tuttavia, l’accetta, senza perdere assolutamente il suo bisogno d’amore. Sapessi quante volte un cespuglio smembrato e sradicato da animali più grandi e potenti ha concesso riparo proprio a quegli stessi animali So che tu un giorno, magari, mangerai i miei piccoli e so che il lupo prima o poi riuscirà nel suo intento. Ma so anche che, per quanto potrò, cercherò sempre di aiutare chi ha bisogno, sia esso un lupo o una volpe. E vedrai che anche tu lo farai, come ha fatto quel cespuglio pieno di rovi che mi ha accolto con amore tutto l’inverno. Gli uomini non l’hanno ancora capito? Insegniamoglielo noi che conosciamo l’armonia dell’Universo, dove non esiste il buono o il cattivo, ma la volontà di condividere tutto ciò che esiste. Il riccio se ne andò senza nemmeno voltarsi, sicuro che la volpe avesse capito. Gli animali capiscono molto più velocemente dell’uomo. Si accorse che era diventata notte e che strani fruscii indicavano che stava per svolgersi un altro piccolo dramma della Natura. Al centro di una radura, una piccola riccia, sicuramente inesperta, si era trovata indifesa proprio mentre un tasso aveva iniziato la sua battuta di caccia notturna. La piccola non aveva più speranza e poco le poteva servire la forma che aveva assunto per pura disperazione. Non vi erano ripari vicini e lei era, ormai, impietrita dal terrore. La Natura stava mostrando uno dei suoi lati “cattivi”, ma del tutto normali. Astericcio non poteva far niente, poteva solo assistere con il cuore colmo di tristezza. Improvvisamente, però, ecco che un nuovo fruscio, molto più forte, ebbe il sopravvento sugli altri. Un uomo stava correndo come un matto attraverso la radura, verso quella piccola creatura condannata da una Natura fin troppo logica. Le sue braccia si allungarono oltre il limite consentito dai muscoli, le mani, diventate enormi, l’afferrarono e la strinsero al petto in un gesto di protezione e di amore infinito. Il tasso si fermò, capì e se ne tornò da dove era arrivato. Lui conosceva la Natura e i suoi piccoli grandi miracoli. Pazienza… Astericcio rideva e piangeva: aveva visto un uomo diventare Uomo! Forse le sue speranze sarebbero diventate realtà…